stonewall brucia ancora
Comunicato ufficiale per il Pride Month 2026
Sylvia Rivera (with Christina Hayworth and Julia Murray) | by Luis Carle |2000| National Portrait Gallery, Smithsonian Institution.
Si apre giugno e, con esso, l’ondata di marce e proteste che attraversa le città. Noi, come Le Transatlantike, rivendichiamo un Pride Month che si ispiri radicalmente alle sue origini.
Dobbiamo guardare in faccia la nostra storia: a Stonewall, nel 1969, a scagliare i primi mattoni contro la polizia non c’erano uomini cis, gay, bianchi, ricchi. C’erano le donne trans, le soggettività queer nere e BIPOC (Black Indigenous People of Color), lə sex worker, lə poverə, i corpi scartati dal “decoro borghese”. La nostra storia è stata scritta dallə ultimə con il sangue e la sommossa.
Per questo rifiutiamo la retorica liberale del “rainbow washing” e dell’“inclusività”. Non vogliamo essere inclusə in una società che ci opprime.
Noi vogliamo scardinare una piramide di privilegi sistematici che per anni ha schiacciato, e continua a schiacciare, la comunità transgender e non binaria, le persone intersex, le persone razzializzate, disabili, neurodivergenti, e non solo.
Vogliamo un Pride che sia intersezionale, non paternalista. Agiamo con la consapevolezza che la gabbia è la stessa per tuttə: combattiamo un unico sistema coloniale, capitalista e ciseteropatriarcale che gerarchizza i corpi e le vite. Etnia, classe, abilità, specie e genere si intersecano sulla nostra pelle. Non ci interessano i diritti per pocə: finché un solo corpo, umano o non umano, sarà in gabbia o oppresso, per noi ogni giorno sarà lotta.
Oggi il governo stringe le sue morse e il nemico è chiaro. In Italia subiamo il terrorismo psicologico e materiale di un governo post-fascista che usa i nostri corpi come carne da macello per la sua propaganda reazionaria. Ma il nemico si annida anche nei tentativi di normalizzazione: l’illusione che una finta accettazione basti a proteggerci, o che si possa barattare la nostra liberazione. Rifiutiamo lo spettro di pride escludenti che lasciano indietro le soggettività trans*, così come rifiutiamo l’assurdità di posizioni conservatrici che stringono la mano ai nostri stessi carnefici.
E intanto lo Stato perpetra una violenza medica e sistematica contro l’infanzia transgender e le giovani persone gender creative, costrette da linee guida ideologiche a subire una pubertà biologica forzata che, a differenza dei sospensori della pubertà, farmaci salvavita e scientificamente sicuri, provoca effetti davvero irreversibili, tarpando le ali al diritto inalienabile di essere chi si è.
L’orizzonte globale conferma la guerra aperta contro di noi. I dati della Rainbow Map di ILGA 2026 e del Trans Rights Index di TGEU 2026 mostrano un’Europa che arretra e diventa sempre più ostile. Negli Stati Uniti, la tossina reazionaria di Trump ha formalizzato la caccia alle streghe, arrivando a ipotizzare la classificazione delle persone trans* come “terroriste”.
Siamo il capro espiatorio perfetto di un sistema globale che crolla e riversa la sua frustrazione sui nostri corpi liberati.
Ci avete patologizzatə, criminalizzatə, privatə della nostra storia secolare. Eppure siamo ancora qui, indomabilə. Il 6 giugno porteremo i nostri corpi e la nostra rabbia nelle strade del Torino Pride, ma la nostra lotta non si ferma qui. Ci rivediamo il 28 giugno in CasArcobaleno, per un momento speciale di comunità e memoria; uno spazio per curare le nostre radici, fare rete tra di noi e trasformare la rabbia in socialità e condivisione.
Volevano cancellarci, ma hanno solo alimentato il fuoco.
Per Marsha.
Per Sylvia.
Per Marcella.