28 giugno: Stonewall Night!

IL 28 GIUGNO è STONEWALL NIGHT Vi invitiamo al nostro evento in CasArcobaleno per ricordare insieme i moti di Stonewall, il giorno del loro 57° anniversario Stonewall Night, @letransatlantike on Instagram Domenica 28 giugno, a 57 anni di distanza dai moti di Stonewall, ci riuniamo presso la nostra sede CasArcobaleno (Via Bernardino Lanino 3A, Torino) per una serata dedicata alla memoria storica, alla riflessione e alla celebrazione della nostra comunità. Stonewall Night nasce con l’intento di onorare le radici trans, BIPOC e dissidenti del movimento LGBTQIA+. Dobbiamo mantenere vivo il ricordo di quella scintilla che, nel 1969, ha cambiato per sempre la nostra storia, dando inizio a una lotta per i nostri diritti e la nostra autodeterminazione, con una resistenza che continua ancora oggi. Vogliamo che questa serata sia uno spazio di connessione reale. Scorri qui sotto per scoprire il programma della serata. Il Programma della Serata L’evento si svolgerà dalle ore 19:00 alle ore 23:00 con un programma ricco di appuntamenti: Ore 19:00 – 21:00 | Apertura e Aperitivo: Inizieremo la serata in convivialità con un buffet vegano con diverse opzioni gluten free, accessibile per le persone socie con una offerta minima di 5€. Possibilità di bere anche un drink in compagnia grazie al servizio bar. Ore 20.00– 21:30 | Musica dal vivo: Ad accompagnare la serata avremo le esibizioni di Andera, cantautrice e musicista transgender, e Gloria, cantante e musicista queer, che porteranno sul palco la propria arte travolgente, tutta da vivere. Ore 21:30 – 23:00 | Proiezione e Talk: Apriremo un dibattito collettivo per approfondire i temi emersi e riflettere sul significato della resistenza oggi. Proietteremo un breve docufilm “Stonewall Forever”, un racconto potente sulle origini del Pride e sulle sue evoluzioni. Per tutta la durata dell’evento, sarà allestito un banchetto informativo dell’associazione, dove sarà possibile trovare il nostro merchandising ufficiale e le nostre riviste autoprodotte. Sarà l’occasione perfetta per sostenere le nostre attività e conoscere da vicino il lavoro che portiamo avanti quotidianamente. Informazioni di Accesso Per partecipare all’evento è necessario essere in possesso di una tessera ARCI valida. Nel caso in cui tu non l’abbia, non preoccuparti: sarà possibile sottoscrivere o rinnovare la tessera direttamente in loco insieme a noi. Vi aspettiamo! Domenica 28 giugno ore 19 in CasArcobaleno! Dove siamo: CasArcobaleno, Via Bernardino Lanino 3A, Torino
Comunicato stampa pride 2026

stonewall brucia ancora Comunicato ufficiale per il Pride Month 2026 Sylvia Rivera (with Christina Hayworth and Julia Murray) | by Luis Carle |2000| National Portrait Gallery, Smithsonian Institution. Si apre giugno e, con esso, l’ondata di marce e proteste che attraversa le città. Noi, come Le Transatlantike, rivendichiamo un Pride Month che si ispiri radicalmente alle sue origini. Dobbiamo guardare in faccia la nostra storia: a Stonewall, nel 1969, a scagliare i primi mattoni contro la polizia non c’erano uomini cis, gay, bianchi, ricchi. C’erano le donne trans, le soggettività queer nere e BIPOC (Black Indigenous People of Color), lə sex worker, lə poverə, i corpi scartati dal “decoro borghese”. La nostra storia è stata scritta dallə ultimə con il sangue e la sommossa. Per questo rifiutiamo la retorica liberale del “rainbow washing” e dell’“inclusività”. Non vogliamo essere inclusə in una società che ci opprime. Noi vogliamo scardinare una piramide di privilegi sistematici che per anni ha schiacciato, e continua a schiacciare, la comunità transgender e non binaria, le persone intersex, le persone razzializzate, disabili, neurodivergenti, e non solo. Vogliamo un Pride che sia intersezionale, non paternalista. Agiamo con la consapevolezza che la gabbia è la stessa per tuttə: combattiamo un unico sistema coloniale, capitalista e ciseteropatriarcale che gerarchizza i corpi e le vite. Etnia, classe, abilità, specie e genere si intersecano sulla nostra pelle. Non ci interessano i diritti per pocə: finché un solo corpo, umano o non umano, sarà in gabbia o oppresso, per noi ogni giorno sarà lotta. Oggi il governo stringe le sue morse e il nemico è chiaro. In Italia subiamo il terrorismo psicologico e materiale di un governo post-fascista che usa i nostri corpi come carne da macello per la sua propaganda reazionaria. Ma il nemico si annida anche nei tentativi di normalizzazione: l’illusione che una finta accettazione basti a proteggerci, o che si possa barattare la nostra liberazione. Rifiutiamo lo spettro di pride escludenti che lasciano indietro le soggettività trans*, così come rifiutiamo l’assurdità di posizioni conservatrici che stringono la mano ai nostri stessi carnefici. E intanto lo Stato perpetra una violenza medica e sistematica contro l’infanzia transgender e le giovani persone gender creative, costrette da linee guida ideologiche a subire una pubertà biologica forzata che, a differenza dei sospensori della pubertà, farmaci salvavita e scientificamente sicuri, provoca effetti davvero irreversibili, tarpando le ali al diritto inalienabile di essere chi si è. L’orizzonte globale conferma la guerra aperta contro di noi. I dati della Rainbow Map di ILGA 2026 e del Trans Rights Index di TGEU 2026 mostrano un’Europa che arretra e diventa sempre più ostile. Negli Stati Uniti, la tossina reazionaria di Trump ha formalizzato la caccia alle streghe, arrivando a ipotizzare la classificazione delle persone trans* come “terroriste”. Siamo il capro espiatorio perfetto di un sistema globale che crolla e riversa la sua frustrazione sui nostri corpi liberati. Ci avete patologizzatə, criminalizzatə, privatə della nostra storia secolare. Eppure siamo ancora qui, indomabilə. Il 6 giugno porteremo i nostri corpi e la nostra rabbia nelle strade del Torino Pride, ma la nostra lotta non si ferma qui. Ci rivediamo il 28 giugno in CasArcobaleno, per un momento speciale di comunità e memoria; uno spazio per curare le nostre radici, fare rete tra di noi e trasformare la rabbia in socialità e condivisione. Volevano cancellarci, ma hanno solo alimentato il fuoco. Per Marsha. Per Sylvia. Per Marcella. Staff Le Transatlantike, inaugurazione associazione 04.11.2025
Guida Trans masc

GUIDA TRANS MASC Oggi siamo qui per mostrarvi alcune piccole guide pratiche e sicure dedicate alle persone trans masc, su due pratiche molto comuni: il taping e il packing. Lo scopo è dare qualche consiglio utile per farlo in modo sicuro, evitando irritazioni o piccoli infortuni, e rispettando sempre i limiti del proprio corpo. VEDI QUI IL VIDEO COMPLETO
Il Boomerang del diritto

Il boomerang dei diritti Il caso Liebich e la fragilità del consenso tedesco Articolo di Guglielmo Giannotta, collaboratore Le Transatlantike heute.at, Sven Liebich, agosto 2025 Nell’estate del 2025, la Germania scopre quanto fragile possa essere una legge se non è accompagnata da un lavoro culturale profondo. L’arresto di Sven Liebich, storico attivista neonazista di Halle condannato per incitamento all’odio e diffamazione, si trasforma in un caso politico quando l’uomo annuncia di essersi legalmente riconosciuto come donna, con il nome di Marla-Svenja, chiedendo di scontare la pena in un carcere femminile.L’applicazione del Selbstbestimmungsgesetz, la legge sull’autodeterminazione di genere approvata nel 2024, diventa così la miccia perfetta per un nuovo panico morale. Nel giro di poche ore, l’estrema destra e la stampa conservatrice costruiscono la narrativa del “criminale che si finge donna per approfittare della legge”, piegando un dispositivo di libertà dentro una retorica di paura. Il caso Liebich non riguarda tanto una persona quanto un meccanismo: mostra come una conquista giuridica, se non radicata socialmente, possa essere facilmente svuotata di senso e ribaltata nel suo contrario. Il Selbstbestimmungsgesetz aveva promesso di liberare le persone trans* dal controllo medico e giudiziario, ma è bastato un singolo episodio, manipolato e amplificato, perché diventasse il simbolo di un presunto eccesso del progresso. In poche settimane, talk show e opinionisti parlano di “falle del sistema”, mentre alcunə deputatə chiedono di “riesaminare” la legge per evitare ulteriori abusi. Ma ciò che colpisce di più non è la prevedibilità della propaganda, bensì la sua efficacia. Sondaggi diffusi dopo il caso indicano che oltre il 60 % dellə tedeschə ritiene “necessario introdurre limiti” all’autodeterminazione di genere e una parte della coalizione di governo ha già annunciato l’intenzione di “riesaminare” la legge. In poche settimane, un diritto appena conquistato si è ritrovato politicamente vulnerabile. Ciò che emerge è la frattura già visibile negli ultimi anni: in Germania, la politica dei diritti ha corso più veloce della cultura. La Germania post-pandemica ha investito enormi energie nel rinnovamento normativo, ma non ha costruito un parallelo lavoro educativo, narrativo, collettivo. Così, quando la tempesta arriva, la legge resta sola, priva di un tessuto sociale capace di difenderla. È esattamente in questo vuoto che si inserisce l’Alternative für Deutschland (AfD), pronta a trasformare la libertà in sospetto e l’autodeterminazione in minaccia. L’estrema destra non attacca frontalmente il principio del diritto, ma ne mette in discussione la legittimità: chiede controlli, verifiche, limiti, usando la paura come linguaggio politico. pixabay, parlamento tedesco Il corpo trans* diventa il campo di battaglia su cui si ridefiniscono i confini del dicibile. In questo senso, il caso Liebich non è una deviazione: è la conseguenza naturale di un Paese che ha voluto essere all’avanguardia senza costruire un consenso culturale alla propria avanguardia. L’idea stessa di autodeterminazione, priva di una pedagogia sociale che ne spieghi il senso, viene facilmente distorta in caricatura: il diritto di essere se stessi si trasforma – nel racconto mediatico – nella licenza di mentire. A rendere il tutto più evidente è la reazione pubblica. Non si tratta solo di paura, ma di una sfiducia più profonda, nata dall’assenza di un discorso condiviso che spieghi perché questi diritti esistono e cosa difendono.La cultura, in questo senso, non è un accessorio ma il fondamento della politica dei diritti. È ciò che permette alle leggi di essere comprese, interiorizzate, difese. Laddove manca questa infrastruttura simbolica, le norme si svuotano, diventano fragili, e possono essere piegate dai loro nemici naturali. Il paradosso tedesco del 2025 è dunque compiuto: una democrazia capace di produrre leggi avanzate, ma incapace di proteggerle da una regressione culturale alimentata dalla paura. La vicenda Liebich dimostra che il linguaggio dell’odio non ha bisogno di negare la legge: gli basta appropriarsene. E mostra, al tempo stesso, che nessuna emancipazione giuridica può sopravvivere senza un’educazione collettiva al suo significato. Forse è proprio questo il nodo irrisolto della Germania contemporanea: aver creduto che la modernità bastasse a se stessa, dimenticando che ogni diritto, per essere reale, deve prima diventare culturalmente condiviso. Fonti: Bundeskriminalamt (BKA), Infratest dimap per ARD-DeutschlandTrend Euronews The Washington Post
Spill The T4T

SPILL THE T4T Come Daniela e Kevin si sono innamorat* VEDI QUI IL VIDEO COMPLETO Come La Presidente e Il Vice Presidente di Le Transatlantike si sono conosciut* più di un anno fa e innamorat*. Tra 72 ore di follia al Camping Europa di Torre del Lago e più di un anno di costruzione relazionale, decostruzione condivisa e lotta trans* per la liberazione della nostra comunità!
IntervistIntervista a Ohema Diallo

INTERVISTa a ohema diallo Attivista contro il razzismo e per il diritto di cittadinanza e identità VEDI QUI IL VIDEO COMPLETO Per il nuovo numero della rivista, abbiamo intervistato Ohema Diallo, persona nera e queer, autorə e comicə, per parlare di cittadinanza, identità e appartenenza in un Paese che ancora esclude chi non rientra nei suoi confini di “normalità”. Con lucidità, ironia e consapevolezza politica, Ohema racconta cosa significhi crescere nerə e queer in Italia, tra burocrazia, razzializzazione e ricerca di riconoscimento. Qui trovate il video integrale dell’intervista.
Intervista a Dalila Bagnuli

INTERVISTE a dalila bagnuli Attivista Body Positivity VEDI QUI IL VIDEO COMPLETO Per il nuovo numero della rivista, abbiamo intervistato Dalila Bagnuli, per immergerci nel racconto dei corpi non conformi, della grassofobia, del patriarcato e le intersezioni con le identità trans*. Con ironia, rabbia e riflessioni politiche, Dalila sfida stereotipi e norme oppressive, parlando di rappresentazione, stigma e body positivity radicale. Qui trovate il video integrale dell’intervista, per ascoltare direttamente la sua voce senza filtri e lasciarvi travolgere dalla sua prospettiva critica e necessaria.
Carriera Alias

Carriera alias: tutela a rischio Lə studenti trans* sono veramente tutelatə dalla carriera alias? I limiti della pratica e la paura del gender della destra. Articolo di Alex Eden, redattore Le Transatlantike Daniela-Noel,-shooting-per-Tesi-di-Laurea-Daniela-Noel,-novembre-2022 Ottenere la rettifica anagrafica in Italia è un gioco a chi ha più pazienza, fra giudici transfobici, udienze, tempi di attesa secolari e costi giudiziari esorbitanti. Per noi studenti trans* è un percorso difficilmente raggiungibile prima della fine del percorso di studi (diploma o laurea che sia) e per questo esiste un escamotage, una pratica che arriva dal basso: la carriera alias. I termini che userei per descrivere la carriera alias sono una ventata di aria fresca, un tocco di gentilezza che arriva dagli istituti per far sentire noi persone trans* persone con diritti e non mostri divulgatori di teoria gender come i governi e la stampa ci fanno passare. La pratica consiste in un accordo di riservatezza tra studente e istituto (e famiglia se lə studente è minorenne) per regolamentare l’uso del nome di elezione in registri, mail e comunicazioni interne. La pratica nasce dai singoli istituti intorno agli anni 2010, diffondendosi in tutta Italia (anche se molto disomogeneamente per ora) grazie alle pressanti richieste di studenti, famiglie e associazioni (tra cui AGEDO e Genderless) e ad oggi si contano fino a 463 atenei e scuole superiori di secondo grado che prevedono la pratica da regolamento un reportage di AGEDO (2025). Non esistono al momento linee guida ministeriali per aiutare le scuole a preparare il Regolamento per la carriera alias, la cui applicazione resta a discrezione della sensibilità della direzione. Purtroppo per ora in alcuni atenei richiedere la carriera alias significa dover essere per forza medicalizzatə o dichiarare di voler seguire un percorso di affermazione di genere medico. Questo crea un immenso e insormontabile ostacolo per le persone trans* e non binarie che non hanno intenzione di eseguire un percorso di affermazione medico, che si trovano costrette in un bivio, le cui scelte sono violente e patologizzanti: se decidono il percorso della carriera alias allora saranno costrettə a cercare unə medico che possa fare la diagnosi di incongruenza di genere e dichiarare che intraprenderanno un percorso medicalizzato; sennò saranno costrettə nel percorso senza carriera aias, durante il quale subiranno micro aggressioni continue, deadnaming e misgendering ogni giorno. Daniela Noel, shooting per Tesi di Laurea Daniela Noel, novembre 2022 Insomma, per ora la carriera alias è certo una pratica che aiuta lə studenti trans a vivere meglio il loro percorso scolastico, ma è anche un atto quasi pietistico da parte di alcuni istituti e atenei, dato in base a quanto a lə dirigente o lə rettorə e corpo docenti o senato accademico di turno stiano a cuore il diritto allo studio delle persone trans*. La carriera alias è uno strumento per accogliere lə studenti trans* e proteggere il diritto allo studio. Infatti è stato dimostrato che: riduce i sentimenti di alienazione e invisibilità (poter essere chiamatə con il proprio nome, vedere il proprio genere rispettato, significa sentirsi riconosciutə, aumenta la stima di sé, riduce la vergogna); ha un impatto positivo sulla salute mentale (depressione, ansia, pensieri suicidari sono molto più frequenti nelle persone trans*, quindi la carriera alias è una misura preventiva che produce meno stress, meno necessità di coming out forzati, meno discriminazioni); migliora il rendimento scolastico / universitario (se l’ambiente è sicuro, accogliente, si frequenta e si partecipa di più; riduce il rischio di abusi, bullismo, discriminazioni. Daniela Noel, shooting per Tesi di Laurea Daniela Noel, novembre 2022 Nonostante i suoi benefici la carriera alias non è ancora riconosciuta come un diritto di tuttə lə studenti a livello nazionale: questa mancanza è dovuta soprattutto all’ideologia di destra di dover “salvare i bambini” dal brutto mostro dell’ideologia gender. Infatti, negli ultimi anni ha avviato diverse iniziative con l’obiettivo di bloccarla o restringerne l’applicazione. Con tanto di propaganda cartellonistica regalata da ProVita e Famiglia! Uno dei casi più emblematici è quello della regione Lombardia, dove Fratelli d’Italia nel 2023 ha presentato una mozione contro la carriera alias nelle scuole secondarie. Questa mozione chiedeva che Regione Lombardia obbligasse l’ufficio scolastico regionale a diffondere una circolare affinché gli istituti non adottassero la carriera alias, denunciando fantomatici “problemi giuridici, psicologici e sociali” collegati alla sua diffusione. Nella mozione si parlava anche di presunti rischi totalmente infondati e inventati: confusione per studenti minorenni, presunta promozione “dell’ideologia gender”, criticità su spazi gender neutral e possibile sponsorizzazione di identità non binarie. Alcune scuole furono addirittura raggiunte da email inviate da consiglieri regionali, che avvertivano lə presidi che proseguire con l’adozione della carriera alias sarebbe stato “illegale” o quantomeno problematico, sostenendo che non ci fosse normativa che la supportasse. L’iniziativa non è stata isolata: in Lombardia FdI ha provato più volte a eliminare le carriere alias, ma la mozione è stata respinta in Consiglio Regionale. E ancora, nel 2025 il deputato della Lega Rossano Sasso ha presentato una proposta di legge che vuole porre limiti stringenti alla carriera alias, subordinando l’accesso a condizioni come che sia già avviato l’iter legale di rettifica del genere, introducendo un consenso informato obbligatorio da parte dellə genitorə per le attività scolastiche legate al genere e limitando anche bagni genderless. Daniela Noel, shooting per Tesi di Laurea Daniela Noel, novembre 2022 Durante le audizioni parlamentari in Commissione Cultura, Sasso ha affermato che le carriere alias “possono causare danni irreversibili se date a troppe persone”, alludendo all’idea che la famigerata “ideologia gender” indottrini ə poverə bambinə a diventare trans*. Perché le persone trans* – ovviamente – sono untorə e la transness si trasmette da individuo a individuo come la peste bubbonica! A questa affermazione, attivistə di tutta Italia si sono giustamente indignatə e fatto sentire la propria voce durante l’audizione parlamentare: tra queste spiccano quelle dello studente trans* Noah Caldo, che ha smontato punto per punto le affermazioni del leghista, portando la testimonianza e il vissuto di una sua amica trans, morta suicida per la mancanza di supporto da parte di famiglia e scuola. “Qui si tratta di chiamare